Non molto distante da casa mia c’è un grande negozio dell’usato. Mia madre ed io l’abbiamo scoperto casualmente nell’ agosto del 2014. Non ero mai entrata prima in un negozio del genere, al massimo avevo visto qualche mercatino o bancarella di libri usati.  Mi fece una meravigliosa impressione, tant’è che ormai lo frequentiamo felicemente da ben quattro anni.  Se si ama il passato, è il luogo ideale per rilassarsi, per ricaricare le proprie energie o per dimenticare il presente.

In ogni angolo si posi lo sguardo, si intravede la storia. Mobili antichi,  scrittoi, pianoforti ottocenteschi, orologi, macchine da scrivere, oggetti personali risalenti agli inizi del Novecento, libri di ogni genere…  Insomma c’è di tutto e di più. Per un’ appassionata di storia e antiquariato come me, è il paradiso in terra.

Percorrendo quei lunghi corridoi, sembra di tornare indietro nel tempo e mi domando: “A chi sarà appartenuto quel pianoforte con i tasti in madreperla? Quale nobildonna lo suonava? E quello scrittoio? E quella sella per cavalli? Se fossi finanziariamente abbiente e vivessi in una villa avrei sicuramente acquistato tutto, ma purtroppo devo limitarmi a ad osservare e immaginare. In fondo, sognare non costa nulla.

Quante storie si saranno incrociate là dentro,  in un crocevia di ricordi e attimi. Quanti oggetti sono in attesa di raccontare la storia dei loro proprietari o di parlarci del tempo che hanno vissuto.  Credo che alcuni oggetti avrebbero preferito restare nella loro case, accanto al loro defunto padrone; ma i parenti ancora in vita hanno deciso diversamente. Hanno smantellato ogni oggetto e ogni ricordo in cambio di denaro. E ora quei poveri oggetti smarriti sono lì, in attesa di essere comprati, non si sa da chi.

Perché ogni nostro oggetto resta indissolubilmente legato a noi e alla nostra vita. E’ impossibile districare questo legame. Peccato solo che essi non possano parlare per narrarci le loro storie. Il loro silenzio parla di un passato che è scomparso e che non esiste più.

In  quello stesso negozio, mia madre ha riconosciuto numerosi oggetti appartenenti ad una signora presso cui lavorava alcuni anni fa. Oggetti importanti dal punto di vista affettivo, tenuti con amore e con la massima cura da quella signora, una donna colta e raffinata. Dopo la sua morte, i figli hanno venduto tutto e quegli stessi oggetti che mia madre era solita spolverare ogni giorno,  ora se li ha trovati davanti,  sperduti, smantellati dall’anima che era stata donata loro.

Spero che i miei oggetti cari non finiscano mai lì.

Verso il  finale del noto film Anastasia, diretto nel 1956 da Anatole Litvak,  l’imperatrice madre pronuncia queste parole:  “Il passato è caldo è familiare, mentre il futuro è freddo ed estraneo”.

Spesso lo penso anch’io.

 

28056030_2115192792033740_5678498874821831288_n
fonte:  web

 

 

 

 

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...