Mary Shelley (1797-1851) è un’autrice che mi ha sempre affascinata e intimorita al contempo, pur non conoscendo molto della sua vita. Tra le sue opere avevo letto solo Frankenstein tempo fa e alcune delle sue lettere.  La sua intensità emotiva scandaglia profondamente le innumerevoli  e tormentate sfumature dell’animo umano.

Dopo aver visto il film biografico che le hanno recentemente dedicato,  mi sono messa alla ricerca delle sue opere perché desideravo conoscerla meglio e così sono giunta alla lettura di Matilda.

 

 

Mary Shelley

 

 

Matilda è un libro di Mary Shelley,  in parte autobiografico, pubblicato postumo solo nel 1959.  Mary lo scrisse tra il 4 agosto e il 12 settembre 1819,  in un periodo assai oscuro e doloroso della sua vita. Due mesi prima era infatti morto il figlio William, di poco più di tre anni, a causa della malaria, mentre si trovavano a Roma, in Italia.

Il suo legame con il marito, il famoso poeta romantico inglese Percy Bysshe Shelley, già turbato per la morte della figlioletta Clara Evelina avvenuta alcuni mesi prima e dall’infedeltà di Percy, si raffredda ancora di più. Mary lo ritiene infatti responsabile della morte della figlia.

Nell’estate del 1819 Mary ha ventidue anni e nonostante sia nuovamente incinta dell’unico figlio che le sopravvivrà, ella cade in una profonda depressione. Solamente la scrittura le dona conforto.

Sembra che inizialmente il titolo del libro dovesse essere The fields of Fancy, in riferimento ad un’opera incompiuta della madre, Mary Wollstonecraft, ma alla fine Mary scelse come titolo Matilda.

Il romanzo è una lunga lettera- confessione a un famoso amico poeta di nome Woodville, nella quale la giovane Matilda, che vive da anni da sola in una landa desolata sperduta in mezzo alla brughiera, ammalata di tubercolosi e in punto di morte, decide di raccontare tutta la sua storia e di rivelare finalmente il suo oscuro segreto, da tempo celato nel suo animo tormentato, al suo fidato amico.  Scopriremo così ogni cosa, ogni passaggio della sua vita.

Nella prima parte del libro Matilda racconta del felice incontro dei suoi genitori, profondamente innamorati, della prematura morte della madre Diana durante la sua nascita e del successivo allontanamento del padre,  disperatamente sofferente per la perdita dell’amata moglie.

Matilde trascorre i suoi primi sedici anni di vita in compagnia di una zia fredda e assente, ma poi accade qualcosa di inaspettato. Dopo aver tanto vagato inconsolabile per il mondo, il padre desidera finalmente incontrarla e conoscere la sua unica figlia.  A Matilda, da sempre carente di affetto e di tenere attenzioni, sembra un sogno magnifico. Trascorrono tre mesi felici e armoniosi nei quali padre e figlia sembrano comprendersi vicendevolmente e godere l’uno della compagnia dell’altra. Ma all’improvviso accade qualcosa che raffredda l’atteggiamento del padre nei suoi riguardi. Da tenero, gentile e protettivo,  l’uomo diviene freddo, implacabile e crudele. Perché mai? Matilda non sa darci pace. Soffre terribilmente. Dal paradiso è passata all’inferno.

I giorni di placida malinconia erano però rari: spesso invece venivano interrotti da violenti scoppi d’ira che mi spingevano come una fragile imbarcazione  su un mare tempestoso alla ricerca di una baia dove rifugiarmi, solo che i venti soffiavano dal mio porto natìo, e io venivo sbattuta via, molto lontano, finché, ridotta in pezzi, mi ritrovavo come morta quando la tempesta era passata e il mare era ritornato apparentemente calmo.

Mary Shelley, Matilda,  Letteratura universale Marsilio, traduzione di Mirella Billi,  Venezia 2005, p. 111

 

Avrà la sua risposta qualche mese dopo. Il padre infatti la ama, ma non come un padre dovrebbe amare una figlia. Si tratta di un amore ben diverso. Egli vede in lei la sua amata moglie defunta. Scriverà a Matilda un’ultima, intensa lettera di addio e poi partirà.

Intuendo dalle quelle parole il suo progetto suicida, Matilda tenterà di salvarlo, ma arriverà troppo tardi. 

Matilda si sentirà doppiamente in colpa. In primis per il suicidio del padre ma anche perché si sente contaminata e partecipe della sua colpa, di quell’amore proibito.

 

Mary Shelley

 

La seconda parte del libro si apre con il finto suicidio di Matilda. Ella decide infatti di isolarsi in una landa desolata in mezzo alla brughiera, lontano dal mondo e dalle persone, come se dovesse espiare una pena. Sente che il suo cuore è colpevole. Il suo unico conforto proviene dalla bellezza della natura e dalla compagnia degli animali.

Due anni dopo incontrerà per caso un uomo di nome Woodville e diverranno amici. Anch’egli ha sofferto per la perdita di una persona cara, ma tenta di mantenere intatto il suo innato ottimismo nei confronti della vita.

Matilda sarà in parte rigenerata dalla sua presenza e dalle sue confortanti parole, ma le sue ferite sono troppo profonde per essere rimarginate, come timidi raggi solari che tentano disperatamente di emergere dall’oscurità,  si dibattono in essa,  ma alla fine vengono inghiottiti dalle tenebre.

Dopo la partenza di Woodville per far visita alla madre, Matilda si ammalerà di tubercolosi e deciderà di  scrivere al suo amico prima di morire, rivelandogli il suo segreto che aveva sempre taciuto al mondo.

Non ha paura della morte, anzi la aspetta a braccia aperte perché solo con la morte ritroverà il suo amato padre.

A dire il vero, sono innamorata della morte; ha forse mai qualche fanciulla provato più piacere nel contemplare il suo abito da sposa , di me nell’immaginare il mio corpo avvolto nel sudario? E non è questo forse il mio abito da sposa? Con questo solo mi unirò a mio padre  e l’eterna unione delle nostre anime  non verrà mai sciolta.

Mary Shelley, Matilda, p. 277.

 

C’è molto di Mary Shelley nella emotivamente complessa Matilda, eroina tragica e romantica in tutti i sensi, lacerata tra la vita e la morte. Matilda è al contempo fragile e coraggiosa, dolce e appassionata, innocente e colpevole.

Lo stile letterario di Mary, così poetico, lirico e intenso, avvince totalmente il lettore, turbandolo con la profonda sofferenza che palpita da ogni parola.

Una cosa è certa: l’autrice ha sicuramente conosciuto la vera solitudine e il dolore e li ha saputi descrivere alla perfezione nelle sue opere. Probabilmente, parlando di essi, tentava di esorcizzarli dalla sua vita, mitizzandoli.

Impossibile restare indifferenti a questa tragica storia che offre diversi spunti di riflessione molto attuali, fra i quali la solitudine dell’uomo, fisica ma soprattutto mentale, e la naturale indole egoista dell’essere umano.

 

20180712_140607

 

Trailer cinematografico del film biografico diretto nel 2017 dedicato a Mary Shelley:

Mary Shelley – trailer film

 

La locandina del film.

 

 

Annunci

4 pensieri su “Tra i miei libri: “Matilda” di Mary Shelley

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...