PARTE 1

Immaginate un bel gattino di pochissimi mesi, dal colore bianco candido e morbido, il più puro e il più bello, come un tenero batuffolo.

Immaginate che nel maggio 2017 venga adottato da una famiglia apparentemente serena, composta da un marito, una moglie e da due figli, un maschio e una femmina. La moglie, una bella donna gentile e sensibile, adora il micetto. Il suo precedente gatto purtroppo era morto, così il marito le aveva regalato questo bel gattino. La signora decide di chiamarlo Lapo e gli mette un collarino nero con un sonoro campanellino.

Lapo è veramente dolcissimo. Segue ovunque la sua padrona, in ogni angolo della casa, e adora fare i sonnellini sopra le lenzuola pulite. Inoltre diviene presto inseparabile anche dalla tenera cagnolina Cavalier King Spaniel di nome Grace.

Trascorrono quattro mesi in apparente tranquillità.

A fine settembre qualcosa si rompe per sempre, un qualcosa di oscuro che forse era già nell’aria da tanto tempo.  La signora si separa dal marito e dall’infinita tristezza provata viene ricoverata in ospedale per alcuni mesi per poi trasferirsi dai suoi genitori, lontano dalla sua casa e dai suoi figli.

Lapo sente tantissimo la mancanza della signora. A febbraio 2018 il marito e i due figli decidono di trasferirsi in un paese vicino. Portano con sé la cagnolina Grace ma decidono di abbandonarlo per sempre al suo destino. L’ultimo crudele gesto di sfregio del marito nei confronti della moglie, che tanto amava quel gatto.

Passano alcune settimane, non so quante. Lapo piange in continuazione davanti il cancello della sua casa, ora triste e vuota. Non capisce dove siano finiti i suoi padroni  e perché non gli aprano più il portone. Dov’è finita la bella signora che lo coccolava sempre?

Non sa dove procurarsi il cibo. I vicinati non sono molto amanti degli animali. C’è un’anziana signora malvagia e pettegola che ogni volta che lo vede gli lancia addosso secchiate d’acqua gelata, senza che lui compia la minima azione.

Per fortuna però si è fatto un piccolo amico. Davanti a quella  che un volta era la sua abitazione, abita un bel cagnolino bianco e nero di nome Rocky. All’apparenza è brusco, ma in realtà è molto dolce. Spesso giocano assieme e Rocky lascia che il suo amico mangi parte delle sue crocchette per cani. La generosità,  qualità sconosciuta agli esseri umani. Gli animali hanno sempre da insegnarci qualcosa.

Nel frattempo si sta facendo freddo. La neve inizia a cadere copiosa e le temperature scendono a picco. Lapo si rifugia in un vecchio cinema abbandonato, adiacente alla sua abitazione. Non ci sono vetri, non ci sono porte e scende l’acqua dal tetto, ma è pur sempre un riparo di fortuna.

Un giorno come tanti Lapo nota una ragazza. La conosce già, lo accarezzava sempre quando passava davanti la sua casa. Una sera di alcuni mesi fa aveva anche giocato con la sua cagnolina nei giardinetti lì vicino. La sua padrona la conosceva bene, tanto che appena preso Lapo lei gliel’aveva ufficialmente presentato. La ragazza conosce bene il suo nome, lo chiama, lo accarezza e gli porge un pugno di crocchette su un fazzoletto per terra. Mentre attenda che lui finisca, il proprietario del cagnolino Rocky le racconta del trasferimento improvviso dei proprietari e del successivo abbandono del povero gattino.  La ragazza lo guarda e gli sorride. Poi lo prende delicatamente in braccio e si avvia per strada. Lapo, stanco, affamato e infreddolito, le rimane in braccio docile e timoroso, è stanco e infreddolito. Dove mai lo porterà quella ragazza?

 

PARTE 2

Ho sempre avuto un debole per Lapo. Abituato ai cani, voleva sempre giocare con la mia cagnolina e ogni volta che passavo davanti la sua casa si faceva sempre accarezzare, faceva le fusa o si arrampicava su qualche albero per giocare.

Non avrei mai pensato che sarebbe stato abbandonato. Dopo la partenza della signora, le attenzioni per Lapo si erano gradualmente attenuate. Me ne ero accorta il 21 dicembre 2017. Alle 11,30 di sera, mentre sto chiudendo i cancelli, noto per caso un gatto bianco che vaga spaesato per i marciapiedi . Di lì a poco sarebbe iniziato l’inferno di botti e i fuochi d’artificio, così provo a chiamare il micio, che inaspettatamente attraversa la strada e corre subito verso di me. Mentre si sta avvicinando, noto il campanellino che porta al collo e lo riconosco immediatamente. Lapo. Sicuramente i suoi proprietari se ne erano andati a folleggiare e si erano dimenticati di lui.

Così lo faccio entrare in casa, giusto il tempo in cui scoppiano i fuochi d’artificio. Tutto sommato Lapo è tranquillo. Mangia qualcosa e poi si piazza sul divanetto della mia camera. Io resto con lui. Poi, sapendo che aveva già dei proprietari, mia madre io lo riportiamo con un trasportino davanti la sua casa.

Non sapevo nulla del trasferimento dei suoi proprietari. Avevo sentito qualcosa a proposito della loro separazione, ma non credevo che sarebbero stati capaci di abbandonarlo. Pensavo che lo avessero portato con sè nella loro nuova dimora. Gli hanno perfino tolto il collarino con il campanello.

Il proprietario di Rocky mi racconta che il povero gatto vaga da un pò senza un tetto sopra la testa. Una sera pioveva a dirotto e lui, non avendo un posto dove andare, è rimasto sotto la pioggia gelida battente. Era un peccato che un gattino così buono e dolce vagasse per strada. Io avevo già tre gatti in casa più la cagnolina. Che fare? Lapo aveva il manto sporco ed era visibilmente dimagrito dall’ultima volta che lo avevo visto.

Lo guardo e non ho più dubbi. Lo prendo in braccio e lo porto a casa mia, poco distante dalla sua vecchia abitazione. Per timore che non andasse d’accordo con i miei gatti decido di stallarlo temporaneamente nell’appartamento sotto al nostro,  che un tempo era dei miei nonni, ora vuoto.

Mia madre ed io gli prepariamo un bel cesto con dei morbidi maglioni. Lapo è talmente stanco e debilitato che per tre giorni di fila si alza solo per mangiare o per usare la lettiera.  Gradualmente prende coscienza che proprio quella è la sua nuova casa. Il suo sguardo si riaccende di vita, inizia a prendere peso e in breve tempo diviene uno splendido e florido gatto.  Ad aprile lo portiamo anche dal veterinario per il vaccino e per la sterilizzazione.

Gli resta però quello sguardo serio e malinconico, quello non se andrà mai, come una dolorosa cicatrice che porterà per sempre nell’animo.

 

PARTE 3

Lapo ha ormai trovato la sua nuova famiglia. È rilassato e felice. Oramai ha i suoi rimi. Il giorno fa i suoi giretti di fuori, dietro la casa della ragazza c’è un delizioso campo incolto ed è un vera goduria passeggiarci. La notte invece si sta dentro casa, al sicuro. Quando la ragazza lo chiama, lui accorre subito, felice.  Non le piaceva molto il nome “Lapo”, ma ormai il gatto rispondeva solo a quel nome.

Lapo prova a fare amicizia con i tre mici della ragazza, ma con loro non c’è molto da fare.  Le due femmine gli soffiano infastidite, mentre il maschietto a volte è in vena di giocare  e a volte invece no.

Per fortuna nel mese di luglio 2018  Lapo conoscerà e stringerà subito amicizia con Pippo, il nuovo gatto dei vicini, bianco come lui,  ma con il manto più lungo  e due occhi azzurri che gli sono costati il suo prezioso udito. Pippo viene spesso a trovare il suo amichetto e lo stesso fa Lapo. La ragazza li lascia giocare assieme nell’appartamento di sotto. Quante risate e quanta allegria con quei due gatti che si rincorrono a perdifiato come matti!

In quell’appartamento era caduta come una maledizione: i suoi nonni erano entrambi morti lì e la ragazza spesso aveva ancora paura ad entrare lì di notte. Grazie all’arrivo di Lapo, ogni timore era scomparso. Lapo aveva riportato la luce e aveva ridato la vita  a quell’appartamento. Naturalmente  lui entrava tranquillamente  anche nell’appartamento di sopra, ma la notte preferiva restare lì, sentiva che ormai quell’appartamento era tutto suo, era la sua casa.

Tutto sembrava perfetto. Nessuno purtroppo poteva prevedere che la maledizione di quell’appartamento sarebbe nuovamente scesa su quell’appartamento, portandosi via proprio la cosa più preziosa.

 

PARTE 4

La mattina del 15 gennaio 2019 Lapo si comportò in maniera strana. Mia madre era andata ad aprigli la porta come sempre e lo aveva trovato nascosto sotto il letto. Non lo faceva mai, se  non per gioco.  Dopo pranzo ci accorgemmo che respirava male e appariva stanco e letargico. La  sera prima sembrava solo un po’ stanco, ma aveva mangiato regolarmente e sembrava star bene.

Lo portammo subito dal veterinario. Ingenuamente pensavo a un banale raffreddore. In realtà la situazione era ben più grave. Dopo le analisi del sangue e altri accertamenti i veterinari dissero che si trattava di pancreatite.  Tuttavia, tutto sommato, ci diedero buone speranze. Dissero che se ci fosse cronicizzata, Lapo avrebbe potuto comunque vivere alcuni anni. Lapo nel frattempo, con il calore dei macchinari all’interno dell’ambulatorio, sembrava aver ripreso un po’ di vita. Ci guardava con i suoi dolcissimi occhietti. Mia madre ed io cercavamo di tranquillizzarlo, ma eravamo frastornate. Com’era possibile che fino a quel momento la pancreatite non avesse dato sintomi?

I veterinari poi gli somministrarono una flebo e mia madre e io lo andammo a prendere alle 21.30 circa. Arrivammo a casa alle 22.00 Lapo respirava sempre male. Portammo a spasso la cagnolina come tutte le sere. Al ritorno andammo subito a vedere Lapo. Stava molto male: perdeva liquidi e un po’ di sangue dalla bocca, sembrava voler vomitare, ma non ci riusciva. La pancreatite purtroppo aveva scatenato una terribile complicazione: l’embolia polmonare. Lapo se ne andò alle 23.00 circa sotto i nostri occhi attoniti e impotenti.

Era successo tutto quel giorno: la scoperta della sua terribile malattia e la sua morte. Non so cosa avrei dato per riportarlo in vita.

La mattina seguente il veterinario, alquanto meravigliato anche lui dalla morte di Lapo,  gli fece l’autopsia, che confermò in pieno la pancreatite e l’embolia polmonare che non gli aveva lasciato scampo.

Quell’appartamento ora è tornato vuoto ed è tornata anche quella terribile maledizione. Pippo continua a cercare il suo amico Lapo, non capisce dove ne sia andato. Non vuole più entrare in quel appartamento cose se avesse capito che il suo amichetto è morto lì dentro.

In una stanza ora c’è il suo bel ritratto, per ricordare quel bellissimo gatto abbandonato dai suoi proprietari che è diventato per sempre parte delle nostre vite. E quanto l’abbiamo amato!

Ma io non perdono la mia impotenza umana, non riesco a perdonarmi per non essere stata in grado di salvarlo e di tenerlo con me.

 

 

002
Il mio Lapo

 

 

 

 

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