Ecco un film profondamente legato alla mia infanzia, non solo perché l’ho visto per la prima volta da piccola, ma perché dal punto di vista emotivo mi riguarda da vicino.

Si tratta de L’uomo dei sogni, film diretto nel 1989 dal regista Phil Alden Robinson, interpretato dal noto Kevin Costner, Amy Madingan, Ray Liotta e Burt Lancaster. Fu l’ultima pellicola cinematografica che girò Lancaster prima di morire.

Non fatevi ingannare dal fuorviante titolo italiano. Il titolo originale è Field of Dreams (Il campo dei sogni) e  rende meglio l’idea della trama.

Una sera Ray Kinsella, un agricoltore da poco trasferitosi nell’Iowa con la moglie Annie e la figlia Karin, mentre cammina fra le alte piante del suo campo di granturco, sente una voce dirgli: “Se lo costruisci, lui tornerà”.

 

 Kevin Costner in un’intensa scena del film  (fonte: gnator8t4.wordpress.com)

 

Stupito e impaurito, Ray crede di sognare, ma quando sente nuovamente quella voce segue il suo istinto e costruisce un campo da baseball regolamentare proprio dietro casa. Non sa perché, ma sa che deve farlo. E ben presto scopre il motivo: sul campo una sera si materializza “Shoeless” Joe Jackson e con lui, successivamente, gli altri sette giocatori della storica formazione dei Chicago White Sox, che nel 1919 furono squalificati a vita con l’accusa di aver venduto un match delle World Series (il cosiddetto Scandalo dei Black Sox).

Ray non crede ai propri occhi ma la sua “missione” non è terminata: sente infatti ancora la voce sussurargli “Lenisci il suo dolore” e capisce di dover rintracciare alcune persone.

Il primo è Terence Mann, uno scrittore liberal-progressista a suo tempo bollato come comunista e ritiratosi a vita privata. Il secondo è Archibald “Moonlight” Graham, un ex giocatore diventato medico e benefattore che però scoprono essere già morto se non che, durante una surreale passeggiata, Ray si ritrova nel 1972 imbattendosi in Moonlight. Apparentemente slegati fra loro, tutti questi personaggi hanno invece a che fare con una persona che è John Kinsella, padre di Ray e fan dei White Sox; dopo il 1968 i rapporti fra lui e il figlio si erano interrotti, Ray se ne era andato di casa e successivamente John era purtroppo morto. Ray alla fine capisce che forse ha ora l’occasione per “rivedere” il genitore.

Intanto suo cognato Mark  vuole convincerlo a vendere la fattoria. Terence e Karin invece sono contrari e affermano che verrebbero migliaia di persone a vedere le partite dei White Sox pagando il biglietto. Poiché Mark non riesce a vedere i giocatori, pensa che siano tutti impazziti; mentre solleva Karin dalle gradinate su cui era seduta accusando il cognato di aver fatto impazzire anche lei, Ray cerca di fermarlo e la bimba cade dalla tribuna. Allora Graham, diventato ragazzo per coronare il suo sogno di giocare a baseball, compie la scelta di aiutarla, riprendendo definitivamente le sembianze dell’anziano medico.

Una scena magnifica questa,  accompagnata dalle delicate e strazianti note della stupenda colonna sonora composta da James Horner, che non riesco a mai a vedere a sentire senza le lacrime agli occhi.

Che cos’è il fato? Impossibile da spiegare.

 

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Burt Lancaster e i giocatori di baseball  (fonte: nydailynews.com)

 

Karin per fortuna si riprende e Moonlight, Terence e tutti i giocatori di baseball rientrano “Laggiù“,  in quell’altrove fra le piante di mais.

Ray, all’inizio risentito perché ritiene che Terence abbia preso il suo posto in quel “viaggio“, poi capisce, grazie alle parole di Joe, che la voce era la propria e che lo scopo di tutti quegli avvenimenti era quello di lenire il dolore di suo padre.

Alla fine John si rivela e finalmente gioca a baseball insieme a suo figlio, come avrebbe voluto fare da sempre. È sera e mentre padre e figlio continuano a giocare si vede dall’alto un’ interminabile fila di automobili che si sta avvicinando al campo da baseball, facendo presagire che la profezia di Terence e Karin si stia avverando e che riusciranno a saldare tutti i debiti con le banche e quindi a salvare la fattoria.

La fattoria e l’annesso campo da baseball che compaiono nella pellicola esistono davvero. Si trovano nello Iowa, nella Contea di Dubuque, vicino Dyersville. È possibile visitarli e fermarsi anche a giocare.

 

(fonte: Wikipedia)

 

Il bellissimo film è tratto dal libro Shoeless Joe di William Patrick Kinsella e si basa sulla storia dello scandalo che nel 1919 costò la squalifica a otto giocatori dei White Sox, sei comprovati colpevoli (Eddie Cicotte, Oscar “Happy” Felsch, Arnold “Chick” Gandil, Fred McMullin, Charles “Swede” Risberg, Claude “Lefty” Williams), uno non implicato nella scommessa ma a conoscenza dei fatti (George “Buck” Weaver) e uno che si è dichiarato colpevole inizialmente, ma che ha poi ritrattato ed è stato sempre chiamato fuori dagli altri (“Shoeless” Joe Jackson). Nel libro Ray Kinsella si metteva alla ricerca di uno scrittore realmente esistito, J. D. Salinger, famoso per essersi auto esiliato.

Il titolo originale del film “Field of Dreams” fu scelto dai produttori al posto del titolo del libro “Shoeless Joe” perché reputato più accattivante. Casualmente era proprio il titolo che l’autore W.P. Kinsella aveva scelto per il proprio libro, ma che poco prima della pubblicazione fu cambiato dal suo editore.

Cosa non si farebbe per realizzare un sogno… ma bisogna crederci davvero.

Tanto denigrati dai cinici, ma per un sogno saremo anche disposti a donare la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra vita.

Ricordo che da bambina temevo quel campo di granturco immerso nell’oscurità e quella voce misteriosa che proveniva dal nulla e incuteva timore.

Crescendo, non so cosa avrei avrei dato per sentirla anch’io nella mia vita.  Il personaggio di Graham, interpretato da Burt Lancaster, mi ricorda tantissimo il mio nonno paterno, ecco perché tuttora non riesco a vederlo senza scoppiare a piangere. Mio nonno è stato molto importante per me. È stato, in un certo senso, l’unico padre che ho avuto e che avrò mai nella mia vita. È morto improvvisamente quasi davanti ai miei occhi, quando avevo solo tredici anni e quell’evento traumatico ha spazzato via violentemente l’ infanzia e la spensieratezza dalla mia vita. Mi ha segnato più di quanto avessi mai creduto possibile.

Sarebbe sua la voce che udirei dal nulla, sarebbe lui che comparirebbe da quel campo di mais per farsi vedere un‘ultima volta, per donargli quel saluto che non ho mai potuto dargli.

Anche per mia madre il film è caro, perché quei campi di granturco le ricordano la campagna nella quale è cresciuta da bambina.

Cosa faremmo se avessimo la preziosa possibilità di rivedere un‘ultima volta un nostro caro scomparso, anche solo per un attimo?

Se non l’avete ancora visto, vi consiglio di vedere questo film nostalgico, ma allo stesso speranzoso. Le emozioni sono garantite e vi posso assicurare che non se ne andranno via facilmente.

 

 Ray e la moglie Annie in una scena del film  (fonte: Wikipedia)

 

 

Per vedere il trailer del film, cliccare qui

Se volete ascoltare la colonna sonora, composta da James Horner, cliccate qui

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Tra i miei film: “L’uomo dei sogni” (Field of Dreams)

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