Se amate la scrittrice inglese Emily Brontë, conoscete anche il suo immenso amore per la brughiera e per la natura.

 

Mia sorella Emily amava la brughiera. Ai suoi occhi, splendevano fiori più luminosi della rosa tra le più cupe distese d’erica; da un piatto avvallamento sul livido fianco di una collina la sua mente traeva un paradiso terrestre.

Charlotte Brontë

 

La sua anima cercò sempre disperatamente di perdersi nella natura, di divenire un tutt’uno con essa in una sorta di mistico panteismo.

Il suo fiore prediletto era la profumata e sfuggente erica, che cresceva rigogliosa nella selvaggia brughiera inglese. La sua fioritura è nel massimo splendore soprattutto durante i mesi estivi. Emily la cercava, la raccoglieva,  la annusava, la amava. Le stesse pagine di Cime Tempestose dall’inizio alla fine profumano d’erica, protagonista e al contempo silente testimone delle vicende dei suoi tormentati personaggi.

 

L’ha mai osservata la brughiera, Isabella? È tormentata dai venti, dalle tempeste, dai ghiacci dell’inverno, eppure l’erica resiste, rimane attaccata alla sua terra sempre e comunque, non la tradisce mai, non l’abbandona per rifiorire in posti più tranquilli. Le sue radici non muoiono, sanno che il loro destino è legato alla brughiera, anche se aspra e ostile. Ma l’amano così com’è, senza riserve. Io ho sempre sognato una donna nella mia vita. La immaginavo forte, forte come l’erica di queste vallate e capace di amare allo stesso modo. E lei, Isabella? Lei è come l’erica? O è pronta ad appassire ai primi inverni, ai primi freddi…

Cime Tempestose

 

Elizabeth Gaskell nella sua biografia dedicata a Charlotte Brontë ci racconta un triste episodio avvenuto proprio in inverno, poco prima che Emily morisse, a proposito del suo amato fiore.  Charlotte era andata alla ricerca dell’erica per confortare la sorella già gravemente malata

 

Dopo aver cercato nei crepacci protetti dalle intemperie, aveva trovato un ramoscello d’erica – appena uno e tutto intristito – e lo aveva portato ad Emily e si era resa conto che il fiore tanto amato non veniva riconosciuto dai suoi occhi appannati e indifferenti.

Elizabeth Gaskell

 

Nelle sue splendide poesie l’erica viene menzionata innumerevoli volte. Nei suoi versi l’erica è ovunque, tanto era importante per lei e per la sua immaginazione. Curiosamente nel linguaggio dei fiori l’erica, nelle sfumature rosa-viola, simboleggia proprio la solitudine.

Chi abita i monti ama l’erica

più di ogni ricca e fertile piana

e non cederebbe una landa selvaggia

per tutti i prati verdi e ridenti…

 

Vento affonda e riposa nell’erica

la tua voce selvaggia non mi è cara…

 

Vi è una magia nella purpurea erica

magia troppo cupa e selvaggia…

 

Ma sebbene io pianga il fiore dell’erica

è bene per me che sia lontana

le lacrime sgorgherebbero rapide

se oggi la vedessi fiorire.

 

E tra l’erica sulle montagne lontane

da sguardi umani e da umane cure

con il cuore pensoso e gli occhi dolenti

guardavo tristemente quel cielo solenne.

 

 

Erica  (fonte: boschidisicilia.it)

 

Nelle sue poesie vengono menzionati altri fiori, come ad esempio il giacinto,  fiore molto caro anche alla sorella Anne. Il giacinto, tra l’altro, era il fiore preferito della protagonista di Agnes Grey, primo romanzo di Anne.

Emily dedicò al giacinto, fiore amato persino da poeti antichi quali Plinio, Virgilio e Teocrito, ben due poesie (le numero 90 e 95).

Emily utilizza il  termine bluebell, che in lingua inglese significa anche “campanula“. Anna Luisa Zazo,  nota traduttrice delle poesie di Emily spiega che ha scelto “giacinto” per il suo suono particolarmente melodioso della parola adatto al linguaggio poetico, ma è probabile che con tale termine Emily si riferisse anche alle campanule.

 

Il giacinto è il più dolce dei fiori

che oscillano all’aria d’estate

i suoi petali più di ogni altro fiore

acquetano la pena del mio spirito

 

 

Muovi le tue corolle alla brezza, sacro custode!

bel fiore della collina figlio dei boschi!

A me caro nelle verdi valli profonde –

più caro sulle aspe montagne –

 

Giacinto, come ogni cosa celeste

ho visto risplendere il mio diletto –

giacinto, come ogni cosa fragile

ho visto il mio diletto appassire-

ma tu hai trovato voce per me –

e mormori parole di conforto –

 

 

Giacinto selvatico  (fonte: sguardonelverde.com)

 

Ma ve ne sono citati anche altri, come ad esempio le profumate violette, le rose selvatiche, i biancospini, i fiori dei boschi, ecc…

 

La violetta ha un profumo fragrante

non vi è gioia per me nel profumo

 

 

 

Violetta

 

Emily amava piantare e curare piante e fiori nel giardino della sua casa.

In una lettera, Charlotte ringrazia la sua amica Ellen Nussey per i semi di fiori che ha inviato alla sorella.

 

Emily ti è molto obbligata per i semi di fiori che le hai mandato. Desidera sapere se il Pisello siciliano e il Fiordaliso Porpora sono fiori forti o delicati e debbano essere seminati in luoghi tiepidi e riparati.

Charlotte Brontë

 

In epoca vittoriana era molto in voga pressare piante e fiori nei libri e tenerli per ricordo o a mò di segnalibro (ma lo facciamo anche noi tuttora).

E come dimenticare le parole della stessa Emily che nei suoi appunti di diario confida che sognava una serra piena di fiori per sé e l’amata sorella Anne?

 

Suppongo che, nel momento fissato per l’apertura di questa busta, noi, cioè Charlotte, Anne e io saremo felicemente sedute nel nostro salotto con una deliziosa serra piena di fiori, appena rientrate dalla festa di mezza estate dedicata alle signore.

Emily Brontë

 

Emily corre ancora per quella magica brughiera: i  suoi lunghi capelli ondeggiano al vento; i fiori che la circondano, celati o visibili a sguardi umani, le sussurrano il colore e il profumo dei suoi sogni, mai dimenticati, che riecheggiano infiniti in quel luogo amato.

 

Emily Brontë

 

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