Papà Gambalunga (Daddy-Long-Legs) è l’opera più nota della scrittrice statunitense Jean Webster.

Venne pubblicato nell’ottobre del 1912 dalla casa editrice The Century Co. Inizialmente apparso a puntate sulla rivista femminile Ladies Home Journal, ottenne fin da subito un successo strepitoso.

Ma sempre come nacque quest’opera? Cosa ispirò l’autrice nel dar vita questa indimenticabile storia?

 

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Jean Webster nel 1915

 

La tematica sociale, come ben sappiamo, è sempre stata cara all’autrice. Jean Webster e anche la sua famiglia (in particolare sua madre, Annie Moffett) erano benefattrici. Visitavano regolarmente orfanotrofi e si impegnavano nelle varie raccolte fondi. Chi lo sa se lo sguardo di Jean non abbia incontrato due piccoli occhi,  puri, innocente, impauriti e forse anche un pò rabbiosi. Occhi che le domandavano una cosa sola: “Perché?

Dotata di particolare sensibilità ed empatia,  Jean si sarà sicuramente domandata cosa si prova a non avere una famiglia o a non averla mai conosciuta, e soprattutto a non sapere cosa ne sarà della propria vita futura.

Uno dei meriti del libro, che ha colpito maggiormente i lettori,  è proprio la profonda e intensa modalità con la quale l’autrice si è calata nei panni di un’orfana (il libro è epistolare ed è anche scritto in prima persona) e nella sua psicologia, cosa non certo facile per una donna che proveniva da una famiglia benestante. Ma ciò non dovrebbe stupire, perché Jean conosceva gli orfani, li aveva osservati chissà quante volte e sapeva fin troppo bene come funzionavano gli orfanotrofi dal punto di vista burocratico (questo lo scopriremo meglio nel sequel Caro Nemico).

Voleva che si puntassero gli occhi su questa particolare realtà, spesso dimenticata o volutamente ignorata, e che si facesse qualcosa in concreto per aiutare.

Sta di fatto che Judy Abbott, la protagonista del libro, orfana diciottenne che grazie alla generosità di un misterioso benefattore riuscirà a completare gli studi universitari, a realizzare il proprio sogno di diventare scrittrice e a trovare inaspettatamente anche l’amore, è uno dei personaggi femminili più interessanti e moderni della letteratura. Judy, femminista convinta, ci dimostra che con l’istruzione, la buona volontà e un pizzico di fortuna le carte che la vita ci ha donato alla nascita possono anche cambiare e che le donne non devono accettare passivamente i limitanti ruoli di mogli e madri che la società ha imposto loro.  Hanno tutto il diritto di sognare in grande e di nutrire ambizioni, senza essere risucchiate dall’ombra famelica dei propri mariti o padri.

Le donne, del resto, hanno sempre dovuto combattere per ogni piccola concessione e per conquistare il loro destino.

Molti non sanno che fu un curioso e reale episodio a decretare definitivamente l’opera e  il suo titolo.

 

Jean in quel periodo si trovava nella sua residenza estiva, una vecchia fattoria in campagna a Tyringham, nel Massachusetts. Stava leggendo sotto il porticato quando un grosso Papà Gambalunga (in inglese Daddy-Long-Legs), ossia un ragno dalle zampette lunghissime e sottili, cadde dal soffitto e le piombò sul libro. Jean fece allora osservare al suo editore che quello sarebbe stato un ottimo titolo per un romanzo.  Sei mesi dopo, l’editore le spedì un delizioso disegno di copertina con il titolo Papà Gambalunga.

Tratto dalla biografia “C’è sempre il sole dietro le nuvole. Vita e opere di Jean Webster”,  di Sara Staffolani, collana Windy Moors, flower-ed 2018.

 

Non vi ricorda qualcosa? Nel romanzo capita la stessa cosa alla protagonista mentre si trovava nella fattoria di Lock Willow durante le vacanze estive.

Avevo cominciato a scriverti ieri pomeriggio, ma subito dopo aver finito di scrivere l’intestazione della lettera- “Caro Papà Gambalunga”- mi sono ricordata che avevo promesso di cogliere un po’ di more per cena. Così mi sono precipitata fuori lasciando il foglio sul tavolo. E quando sono tornata, che cosa credi ci abbia trovato sopra, nel bel mezzo della pagina? Un papà gambalunga vero e proprio!

L’ho preso con molta delicatezza per una delle sue sottili zampine e l’ho lasciato scivolare fuori dalla finestra. Non farei del male a quei piccoli ragni per tutto l’oro del mondo. Mi ricordano troppo te.

Jean Webster, Papà Gambalunga

 

 

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Prima edizione di Papà Gambalunga

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un pensiero su “La vera storia dietro “Papà Gambalunga” di Jean Webster

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