Le melodiche onde di Scarborough mi cullano dolcemente.
Soffia un vento quieto,
così diverso da quello glaciale di Haworth,
la mia casa.
La mia pietra tombale si trova qui,
ove ho esalato il mio ultimo tremante respiro.
Questo lieto panorama riesce a spazzare via tutta l’angoscia provata,
ma la memoria corre lontano,
in un luogo a me caro,
in una selvaggia brughiera
disseminata di ciuffi d’erica e di muschio,
con un cielo plumbeo e immobile,
ove solevo correre con le mie amate sorelle.
La mia adorata cagnolina Flossy
assieme a Keeper, il cane di mia sorella Emily,
ci venivano dietro
abbaiando felici.
Avevo così tanti progetti,
così tanti sogni.
Essi palpitano ancora,
come cavalli impazienti di iniziare la loro corsa.
La morte non mi ha sconfitto,
non ha cancellato le mie tracce.
Quell’indomito bagliore arde ancora dentro di me.
Non è semplice udire la mia voce,
perché è la più fioca di tutte;
ma se prestate ben attenzione,
nel mare di Scarborough e tra le brughiere di Haworth
la potrete nuovamente udire.
C’è ancora tanto da dire.
C’è ancora tanto da ascoltare.

 

Sara Staffolani

 

 

Ritratto di Anne Brontë

 

 

Poesia classificatasi al 3° posto

al Premio Letterario Nazionale De Leo-Brontë 2020 (sezione Poesia),

  edizione speciale per il Bicentenario della nascita di Anne Brontë.

 

 

 

 

 

 

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