Alle calcagna dell’uomo trotterellava un cane, un grosso cane husky nativo, il vero cane lupo, dal manto grigio e senza alcuna differenza nell’aspetto o nel temperamento da suo fratello, il lupo selvatico. L’animale era avvilito per il freddo tremendo. Sapeva che non era tempo di viaggiare. Il suo istinto raccontava una storia più vera di quella che il giudizio umano aveva raccontato all’uomo.

Jack London, Accendere un fuoco

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Jack London. Quanti di noi hanno sognato o si sono persi tra le avventurose pagine dei suoi libri?

 

 

Nella sua recente uscita editoriale, la casa editrice flower-ed, affidandosi alla splendida traduzione italiana di Riccardo Mainetti, ha pubblicato il  racconto più celebre dello scrittore americano Jack London, intitolato Accendere un fuoco (To Build a Fire). Si tratta della seconda versione del racconto,  rivista e aggiornata nel 1908

C’è anche il mio zampino, perché ho avuto l’immenso onore di scriverne la Prefazione. 

 

Accendere un fuoco - Riccardo Mainetti,Jack London - ebook

 

Personalmente ritengo che le prefazioni e le introduzioni in un libro siano degli apparati fondamentali, perché hanno l’arduo compito di accompagnare il lettore e proiettarlo all’interno della storia. Esse devono guidarlo, con garbo e delicatezza, lungo il tragitto che conduce al testo vero e proprio; dopodiché, arrivati dinanzi all’opera, lo salutano calorosamente, perché  la lettura è personale e intima. La lettura è sempre un viaggio solitario, ma in seguito si possono e si devono condividere con gli altri opinioni e impressioni.

Vi confesso che molto spesso ho acquistato dei libri proprio grazie a prefazioni, premesse, introduzionipostfazioni che andavo a sbirciare in libreria o sugli estratti gratuiti di Amazon.

Tempo fa lessi la splendida introduzione che Oriana Fallaci  ha dedicato a Il richiamo della foresta nell’edizione Bur Deluxe della Rizzoli e ricordo che pensai: “Ecco! Questa si che è una vera introduzione, perché ha il duplice potere di incantare e turbare i lettori”.

Non un resoconto freddo e formale di date cronologiche ed eventi, condito con paroloni altisonanti e incomprensibili, sfoggiati solo a beneficio della vanità dello scrivente, bensì un’analisi appassionata della trama del testo e dei suoi più reconditi significati, che scava nel cuore dell’autore, senza inganni o forzature. Sia che svelino alcuni particolari della trama che non, io le ho sempre ampiamente apprezzate.

 

Visualizza immagine di origine

 

Conosco Jack London fin dall’infanzia, grazie ai suoi noti romanzi Zanna Bianca e Il richiamo della foresta, che lessi durante le scuole elementari di mia spontanea iniziativa. Prestai persino questi due libri alla biblioteca scolastica. Ricordo che erano le famose edizioni integrali ed economiche della Newton che all’epoca costavano solo 2000 lire (bei tempi!) e alla fine dell’anno scolastico, per fortuna, mi vennero restituite intatte. Già allora ero molto possessiva con i miei libri e con il tempo sono anche peggiorata

London non è uno scrittore “facile”, perché la sua vita non lo è stata. La sua esistenza è stata un continuo susseguirsi di dolori, tormenti e fatiche, nell’affannata ricerca di qualcosa che alla fine non ha mai veramente trovato.

 

Egli era alla disperata ricerca di qualcosa, mentre beveva disperatamente e si autoimponeva con rigore di scrivere almeno mille parole al giorno; ma quel qualcosa non lo trovò mai, lo dimostra il triste epilogo della sua vita.

Dalla Prefazione

Il suo stile crudo e tagliente può lasciare talvolta il lettore sbigottito, ma d’altronde Jack non vuole rassicurarci. Come ho anche scritto nella prefazione,  London non ci regala false illusioni o ipocrite speranze. Egli ci mostra la realtà senza fronzoli e, come ci spiega Riccardo nella postfazione del racconto, vuole darci un importante monito. Ci vuole mettere in guardia dall’egoismo e dalla cattiveria umana, dalla superficialità e dall’individualismo che spesso e volentieri accompagnano le nostre azioni, perché potrebbero costarci molto caro. Se ci trovassimo da soli nella gelida regione del Klondike, nel Canada nord-occidentale, al confine con l’Alaska, potremmo non avere più a nostra disposizione un’altra preziosa possibilità.

L’uomo non è un essere onnipotente e alle volte seguire i consigli da chi ne sa più di noi, potrebbe, non solo farci guadagnare molto in saggezza, ma anche salvarci la vita.

London ci incoraggia a rispettare la natura e gli animali. Questi ultimi sono molto più saggi degli umani,  perché sono guidati dall’istinto e dalla voce primordiale che dimora dentro di loro. Anche gli umani possiedono quella voce, ma con il tempo, per convenienza e comodità, hanno imparato a soffocarla o a ignorarla.

 

La pura e selvaggia voce dei primordi, che richiama con forza gli animali a sé, divenne un richiamo irresistibile per lo stesso London. Percepiva quella voce con ogni fibra del suo essere, ma non sapeva dove e come raggiungerla.

Dalla Prefazione  

Il finale del racconto vi farà molto riflettere sull’importanza di accendere un fuoco in una gelida foresta del Klondike; e forse, come me, odierete anche voi lo spietato protagonista,  per i suoi pensieri e per le sue azioni.

Oggigiorno siamo abituati alle comodità e alla tecnologia e tendiamo a dare tutto per scontato. Qualcuno potrebbe pensare: “Ma a cosa serve un caminetto, se non per abbellire una dimora? Per riscaldarci ci sono i termosifoni“.

E se la nostra vita dipendesse proprio da un semplice fuoco

 

 

 

 

 

Non conoscevo questo significativo racconto, quindi devo doppiamente ringraziare Michela Alessandroni e Riccardo Mainetti per avermelo fatto scoprire in anteprima.  L’accurata traduzione italiana di Riccardo, che adora Jack London, ci permette di godere appieno di questo gioiello letterario. Non troverete molti traduttori con la sua competenza, umiltà e gentilezza. Queste inestimabili qualità purtroppo sono diventate merce rarissima.

Spero vivamente che Riccardo traduca altre opere di London.   

P.S = Jack London e Jean Webster hanno una curiosa caratteristica in comune. Guardate l’anno di nascita e di morte di entrambi (1876-1916).

 

Per approfondimenti letterari sull’opera, vi consiglio di leggere l’articolo pubblicato dalla flower-ed su Jack London e la corsa all’oro nel Klondike (trovate il link di seguito).

http://www.flower-ed.it/blog/2020/09/01/jack-london-e-la-corsa-alloro-nel-klondike/

Jack London, Accendere un fuoco, traduzione italiana di Riccardo Mainetti, Prefazione di Sara Staffolani, coll. Five Yards vol. 15, flower-ed 2020 è disponibile sia in formato ebook (in tutte le librerie online e sul sito della casa editrice), sia in formato cartaceo su Amazon.

https://www.amazon.it/Accendere-fuoco-Jack-London/dp/8885628753/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=28ORWFWDZ9XNR&dchild=1&keywords=accendere+un+fuoco+jack+london&qid=1599268011&sprefix=accendere+un+fuoco%2Caps%2C232&sr=8-2

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