Oltre ai suoi otto libri, la scrittrice americana Jean Webster pubblicò diversi racconti su varie e note riviste americane dell’epoca, e sulle riviste scolastiche del Vassar College.

Villa Gianini proviene proprio da queste ultime. Pubblicato nell‘aprile 1901 nel “Vassar Miscellany”, è uno dei suoi racconti più lunghi ed è molto speciale, perché rappresenta la prima versione de La Principessa del Grano, romanzo ambientato in Italia alla fine dell’Ottocento. Lo scrisse durante il suo ultimo anno di università, dopo un suo viaggio in Italia.

In seguito Villa Gianini venne modificato e ampliato dalla scrittrice fino a trasformarsi nel romanzo vero e proprio, che venne pubblicato nell’ottobre 1905 dalla Century Company.

Ma quali sono le analogie e le differenze tra i due?

Jean Webster

Partiamo dall’ambientazione. Siamo sempre a Roma e sulle magnifiche colline della Sabina, ma nel racconto non viene menzionata Palestrina. Si accenna solo a Frascati e Rocca di Papa.

Diverso è il nome della villa. Ne La Principessa del Grano Villa Gianini si trasforma in Villa Vivalanti. Le descrizioni delle due splendide e antiche ville italiane coincidono perfettamente, anche se nel romanzo sono più dettagliate.

I personaggi, ovviamente, nel racconto sono meno numerosi, ma i nostri amati protagonisti sono i medesimi, seppur con qualche modifica ai nomi. In Villa Gianini Marcia Copley diventa Marcia Stillman, mentre Laurence Sybert si trasforma in Philip Branton. Diversa anche l’età del piccolo Gerald che nel romanzo ha solo quattro anni, mentre nel racconto ne ha sette. Le loro indoli e personalità sono le stesse, seppur meno approfondite rispetto al romanzo.

Villa Gianini riprende soprattutto gli ultimi, frenetici quattro capitoli de La Principessa del Grano, con il colpo di scena finale. Alcune frasi sono le stesse utilizzate nel romanzo. Nessuna menzione invece al cattivo della storia, ossia il padre di Marcia (soprannominato “il re del grano”) e ai suoi perfidi affari con il grano italiano.

Immutate anche le romantiche e allo stesso tempo realistiche descrizioni che Jean Webster ci regala del suggestivo paesaggio italiano.

Da punto di vista linguistico anche qui troviamo alcune espressioni in italiano.

A differenza del romanzo, tuttavia, Villa Gianini è più preciso sul tempo nel quale si svolgono gli eventi narrati. Siamo infatti nell’agosto del 1898, all’indomani del secondo tentato assassinio di re Umberto I di Savoia in carrozza (in realtà il secondo attentato del re avvenne nell’aprile 1897).

Mi domando spesso cosa sarebbe successo se La Principessa del Grano fosse stato tradotto all’epoca. Quanti italiani si sarebbero ritrovati (e non sempre ironicamente) nelle acute descrizioni della scrittrice?

Villa Gianini è l’ennesima perla letteraria di Jean Webster, perla ancora più gradita e preziosa, considerato che è ambientato proprio nella nostra amata Italia.

La loro povertà la sconcertava. Quando vedeva una povera tremolante anziana zoppicare a casa dal mercato, portando con sé una manciata di farina per la polenta serale, a dispetto dell’affermazione di suo zio che lei avrebbe solo aumentato il pauperismo, Marcia non era mai riuscita a frenare l’impulso di far scivolare una moneta sulla mano della donna e ricevere il suo sorpreso e grato “Dio vi benedica, Signorina!”

Jean Webster, Villa Gianini (traduzione mia)

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