“Giacché tutti gli uomini tragicamente grandi lo sono proprio a causa di qualche loro anomalia. Stanne pur certo, mio ambizioso giovane, stai pur certo di questo: ogni mortale grandezza non è che malattia”.

Ecco il libro che mi sta tenendo compagnia: “Moby Dick” di Herman Merville. Lo lessi tanto tempo fa da bambina, ma ammetto che in quegli anni non mi aveva particolarmente colpito. Anzi: lo trovavo un romanzo più adatto ai ragazzi che alle ragazze. Niente di più sbagliato. Ora non riesco a staccarmene.
Un romanzo profondo, filosofico, simbolico e ancora incredibilmente moderno. Ecco perché nel 1851, anno della sua prima pubblicazione, non riscosse successo. Non era stato capito.
Il pensiero poetico e filosofico di Herman Melville e la sua malinconia mi hanno colpito perché sono particolarmente affini al mio modo di essere. Melville ha lenito alcune delle mie ferite; mi ha fatto comprendere molte cose che avevo dimenticato o che semplicemente ignoravo. La buona letteratura è sempre terapeutica.
L’edizione a destra con la copertina verde, edita dalla Palumbo nel 1966, guarda caso, la presi e la “salvai” dalla biblioteca del mio liceo prima che venisse definitivamente chiuso e abbondonato. Un libro è in grado di aspettarti anche per anni, in silenzio, attendendo il momento opportuno per palesarti e per parlarti.
Queste sono solamente alcune delle mie edizioni vintage del libro, ma mia madre possiede anche la prima traduzione italiana del romanzo, effettuata dal grande scrittore italiano Cesare Pavese. Fu proprio lui l’artefice della scoperta di “Moby Dick” in Italia❤

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