Bartleby lo scrivano è un racconto che non si dimentica. Ammetto di aver sottovalutato Herman Melville. Lessi Moby Dick ai tempi della scuola e non ne rimasi particolarmente entusiasta, perché mi sembrava un romanzo prettamente maschile. Era evidente che non ne avevo compreso il suo linguaggio simbolico e i suoi profondi e allegorici significati, ma probabilmente ero troppo piccola. Alcuni libri definiti per ragazzi si comprendono meglio da adulti. Rileggendolo da adulta, Moby Dick mi è sembrato un romanzo completamente diverso da quello che ricordavo e sono rimasta incantata dalla sua poesia.

Prima edizione italiana di “Moby Dick” tradotta da Cesare Pavese, Frassinelli 1932.

Bartleby lo scrivano non fa eccezione. Pubblicato inizialmente a puntate su una rivista americana nel 1853, è il racconto più celebre e discusso di Melville. Un testo spiazzante, come ho scritto nella prefazione, che ho avuto il grande onore di curare.

La sua veridicità, sincerità e anche crudezza ci lasciano spiazzati perché ogni parola che scrive Melville, ogni sentimento che ci suscita dentro di noi, sono realistici e terrificanti nella loro incredibile attualità. E siamo nella seconda metà dell’Ottocento. Pensate Melville quanto era avanti rispetto ai suoi contemporanei, anticipando tematiche e stati d’animo moderni, tanto che persino la narrativa del mio amato Franz Kafka si ispirerà a lui.

Leggendo il racconto, vi ritroverete in Bartleby, lo difenderete e non solo. Diventerete lui. Vi ritroverete nel suo garbato e costante dissenso, nella sua ribellione silenziosa, in quel ” no” che seguita testardamente a proferire e che continua a riecheggiare nel silenzio e nel vuoto di questi nostri tempi sempre più poveri, non solo di valori morali, ma anche di diritti civili.

Melville ha sapientemente trasformato Bartleby in una sorta di eroe moderno e questo personaggio non mancherà di affascinare anche scrittori contemporanei, come Daniel Pennac.

Ma quanto c’è di Melville in Bartleby? Tanto, tantissimo se esaminiamo la sua vita.

Herman Melville

Nato a New York nel 1819, fu il secondogenito di Allan Melville e Maria Gansevoort, famiglia agiata. Nel 1830 purtroppo tutto cambiò perché il padre andò in bancarotta e in seguito si ammalò e morì. Questa perdita segnò indicibilmente la vita, lo spirito e l’intera opera di Herman Melville.

Per mantenere se stesso e la propria numerosa famiglia, dovette abbandonare gli studi e accantonare i suoi sogni per svolgere i più svariati e umili lavori, ma continuò sempre a scrivere. Fu proprio la vita la sua università e i suoi numerosi viaggi affinarono la sua sensibilità poetica e il suo talento letterario.

Nel 1851 pubblicò quello che a tutt’oggi è considerato uno dei più grandi capolavori della letteratura americana, Moby Dick, ma all’epoca passò quasi inosservato. Non c’è da stupirsene, considerando l’incredibile modernità dello scrittore.

Nel periodo in cui pubblicò Bartleby lo scrivano, viveva da anni in una fattoria a Pittsfield, nel Massachusetts, con la moglie Lizzie e i figli, e stava vivendo un momento oscuro.

La casa di Herman Melville a Pittsfield

Morì nel 1891 quasi dimenticato. Solo anni e anni dopo la sua scomparsa la sua opera verrà finalmente compresa e degnamente apprezzata dai lettori.

Herman Melville non era solo uno scrittore, ma anche un poeta e un filosofo. Ecco qual è la sua forza. Nei suoi testi letteratura, poesia e filosofia si fondono sapientemente in un tutt’uno. Deve essere stato terribile per lui svolgere per anni lavori noiosi e ripetitivi, per nulla attinenti ai suoi desideri o alle sue esigenze, mentre la sua poesia scalpitava per uscire fuori.

Tomba di Herman Melville e della moglie Lizzie

In Bartleby lo scrivano ritroviamo tutta la solitudine, la confusione, l’incertezza, l’assurdo e il caos dei nostri tempi. Non a caso, Melville si ispirò al pensiero trascendentalista di Ralph Waldo Emerson, tanto amato anche dalla poetessa americana Emily Dickinson.

Devo confidarvi che in questi mesi piuttosto difficili per me (e non soltanto per la dolorosa perdita del mio amatissimo gatto Edo), Melville è stata la mia bussola interiore, il balsamo per le mie ferite.

Il suo pensiero anticonformista, la sua malinconia, il suo legame empatico e simbolico con la natura che ci circonda mi sono stati di enorme aiuto e conforto, per cui non finirò mai di ringraziare Riccardo Mainetti che ha splendidamente tradotto questo piccolo gioiello letterario, e Michela Alessandroni della casa editrice flower-ed che lo ha pubblicato. Entrambi hanno fortemente creduto fin dall’inizio nella sua potenza evocativa ed espressiva e mi hanno fatto scoprire Melville.

Ho sempre ammirato i sognatori, gli idealisti, coloro che non si tirano indietro dinanzi alla tempesta, anche se sono perfettamente consapevoli del fatto che non servirà a nulla o che periranno in essa. Melville era proprio uno di loro.

Leggendo e interpretando le parole dello scrittore, tutto si fa più chiaro e sono felice di averlo scoperto e compreso proprio nel momento del bisogno. Evidentemente Melville aveva qualcosa da sussurrarmi e da insegnarmi, qualcosa che non conoscevo, che non riuscivo a vedere o che forse stavo semplicemente ignorando.

Herman Melville, BARTLEBY LO SCRIVANO, traduzione di Riccardo Mainetti, Prefazione di Sara Staffolani, coll. Five Yards, vol. 21, flower-ed 2021

Il cartaceo è disponibile su Amazonl’ebook in tutte le librerie online.

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