Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca.

Jorge Luis Borges

 

Nel mese di ottobre 2018 ho svolto il primo stage della mia vita. Era da tanto che pensavo di farlo, ma mi mancava il coraggio. Alla fine mi sono decisa. Il mio incondizionato amore per la lettura e i libri poteva condurmi in un solo luogo: le biblioteche. Introversa, sognatrice e solitaria, non credo che vi sia al mondo un luogo più adatto a me, pur avendo ben presente le difficoltà di realizzare i propri sogni in un periodo storico come il nostro che offre ai giovani solo precarietà e rinunce. Così, fin dall’inizio, ho deciso che mi sarei goduta ogni attimo di quest’esperienza bibliotecaria, che temo resterà l’unica della mia vita.

Ho scelto la biblioteca comunale di Filottrano, ubicata esattamente nel cuore del centro storico. Filottrano, il cui nome ha etimologicamente origine da Mons Philiorum Optrani ovvero Monte dei figli di Ottrano (secondo la leggenda Ottrano fu il fondatore longobardo della città), è un delizioso paese in provincia di Ancona, che dista all’incirca 13 chilometri da casa mia.

Perché proprio Filottrano? La mia non è stata affatto una scelta casuale. Svolgendo un’appassionante ricerca genealogica sulla mia famiglia qualche anno fa, ho scoperto che gli tutti gli avi del mio ramo materno e anche alcuni del mio ramo paterno erano originari proprio di Filottrano, luogo dove tra l’altro vive tuttora il mio nonno materno, l’unico nonno vivente che mi è rimasto. Quindi questa scelta è stata per me una sorta di ritorno alle origini, un rivolgere nuovamente lo sguardo verso il passato, che mi è sempre stato molto caro.

Fin da bambina ho ammirato le suggestive e colorate campagne di Filottrano, che sembrano trasportarti in un altro mondo e in un’altra epoca storica, così come il suo centro storico, dal fascino fiabesco. Chissà quante storie avrebbero da raccontarci. Nel bene e nel male Filottrano ha conservato alcune sue peculiari caratteristiche del passato.

 

Filottrano  (fonte: visitancona.com)

 

 

La biblioteca comunale si trova presso il Vicolo Beltrami 6 a due passi dal Comune ed è intitolata all’illustre professore di lettere classiche, sacerdote nonchè storico filottranese Emidio Bianchi (1835-1890).

Ѐ stata fondata nel 1987, l’anno della mia nascita, e dal 2002 è ospitata nei locali del palazzo ex Orland. Questo prestigioso palazzo vanta origini antichissime. Venne edificato nel XV secolo ed era incluso nella proprietà edilizia dei Conti Spada Lavinj, assieme ad altri tre palazzi rinascimentali contigui.

Il 6 gennaio 1855 in questo stesso edificio morirà il noto esploratore Giacomo Costantino Beltrami, sepolto a Filottrano.

Nel corso del tempo il palazzo ha subito mutamenti e anche danni durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Negli anni Sessanta l’industriale anconetano Orlando Girombelli ristrutturò un’ala del palazzo utilizzandolo per una fabbrica di confezioni chiamata “Orland“.

Accanto alla biblioteca al piano terra del palazzo (ora Luchetti Gentiloni) attualmente è ospitato il Museo del Biroccio Marchigiano ( i tipici carri agricoli marchigiani) mentre al primo piano vi è il Museo Beltrami, che raccoglie i cimeli del magistrato bergamasco, nonché oggetti e manufatti delle popolazioni del Nord e del Centro America raccolte da Beltrami durante le sue spedizioni.

 

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Un’ala del palazzo ex Orland.

 

 

Nel corso degli anni il patrimonio librario, grazie anche alle donazioni di privati cittadini, si è arricchito sempre di più sino a giungere ad un totale di quasi 20.000 volumi. L’offerta è molto varia: opere di storia locale, classici (tantissime le edizioni vintage presenti!) narrativa, saggistica,  best seller mondiale e testi di letteratura classica. Vi è anche una ricca sezione dedicata ai bambini e ai ragazzi, sviluppata in base alle fasce d’età in modo da orientare nella scelta i piccoli lettori. Tale sezione è allestita in modo da adattarsi alle esigenze dei bambini, con tavoli e sedie su misura per loro.

 

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La biblioteca di Filottrano  (fonte: Pagina Facebook)

 

 

In una stanza attigua alla biblioteca vi è l’Archivio Storico Comunale, che conserva  antichi documenti a partire dal XIV secolo: voci mai assopite, che sembrano richiamarti a sfogliarli. Molti purtroppo sono andati perduti a causa di un incendio provocato dalle truppe di Francesco Maria Della Rovere, duca di Urbino, che nel 1517 misero a ferro e fuoco Filottrano e a seguito della famosa battaglia combattuta dal 1 al 9 luglio 1944 per liberare la zona dall’occupazione nazista. Il documento più antico, in pergamena, è datato 7 novembre 1369.

La dott. ssa Elena Federici, responsabile della biblioteca, è stata la mia guida in questo mio purtroppo breve viaggio bibliotecario. Elena ha indirizzato con pazienza e gentilezza il mio percorso bibliotecario. Durante il mio primo giorno di stage, mi ha comunicato una notizia inattesa e scioccante: tra un mese la biblioteca si sarebbe trasferita in un altro palazzo storico, precisamente al primo piano nel complesso monumentale del convento di San Francesco, ex sede delle scuole elementari e medie, appena restaurato. Difatti mia madre, cresciuta a Filottrano, vi ha frequentato le scuole medie nella seconda metà degli anni Settanta.

La mia permanenza sarebbe coincisa esattamente con l’ultimo mese di vita della biblioteca nel palazzo ex Orland. Sono sempre stata fatalista, per cui mi piace pensare che non fosse una semplice coincidenza. Del resto i finali sono importanti e significativi tanto quanto gli inizi.

Dopo aver varcato la soglia di un portone e aver percorso una rampa di scale, sulla destra ci si trova immediatamente davanti alla porta d’ingresso della biblioteca. Presso l’entrata sono proprio i libri, disposti ai lati di altissimi scaffali e librerie, a darci un lieto benvenuto. Proseguendo lungo il corridoio, saremo subito affascinati dall’ampiezza del salone che è un tutt’uno, poiché non ci sono né porte stanze, come se non vi fossero vincoli o confini.

Sopra un tavolo vi è disposta anche una scatola della felicità, in cui all’interno vi sono stati inseriti dei bigliettini anonimi con pensieri scritti da chiunque, bambini e adulti. Anch’io ne ho scritto uno nel penultimo giorno del mio stage. Nei momenti di tristezza si deve aprire la scatola e pescare a caso un bigliettino.

 

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La scatola della felicità.

 

 

Durante questo mese ho avuto l’opportunità di vedere con i miei occhi come funziona concretamente una biblioteca: la sua gestione pratica, le varie classificazioni e disposizioni dei libri con annesse problematiche, il quotidiano rapporto con gli utenti,  il software informatico necessario al prestito bibliotecario e al rientro dei libri, le fotocopie e la digitalizzazione dei documenti.

Ho avuto anche l’onore di assistere anche ad un interessante gruppo di lettura chiamato “Fahrenheit 451″ dedicato questo mese a La Chimera, romanzo di Sebastiano Vassalli, e di fare la conoscenza delle due deliziose mascotte del gruppo: le cagnoline Ada e Sissi.

Ho conosciuto con grande piacere gli assidui frequentatori della biblioteca, come Giovanni Santarelli, il famoso storico locale di Filottrano che cura con dedizione e  vigoroso impegno il Museo Memorial della Battaglia di Filottrano; Giuliano Garbuglia che con grande galanteria ha regalato spesso ad Elena e me dei cioccolatini, e il simpatico ed eclettico Simone Angeletti.

Ma vi sono anche famiglie che quotidianamente, con grande entusiasmo, si sono recate in biblioteca.

Ho intravisto la passione delle persone che passeggiavano lungo gli scaffali, cercando il proprio libro dei desideri; signori in pensione che hanno fatto della lettura il loro principale interesse, parlando vivacemente degli ultimi libri letti; mamme che stavano dolcemente incoraggiando nei propri figli il piacere della lettura; ho scorto negli occhi dei bambini uno scintillio d’impazienza mentre entravano nella biblioteca, sperando di trovare un nuovo libro illustrato o di vivere un’altra avventura grazie al potere dell’immaginazione.

 

Credo che la qualità più importante in una persona sia l’immaginazione. Rende la gente capace di mettersi nei panni degli altri. Li rende più gentili, comprensivi e sensibili.
Ѐ una virtù che andrebbe coltivata nei bambini, invece al John Grier ne soffocavano subito sul nascere anche la più piccola scintilla. Il dovere! Il dovere era la sola qualità che incoraggiavano laggiù. Sono convinta che i bambini non dovrebbero nemmeno conoscere il significato di questa odiosa parola. Dovrebbero fare tutto solo per amore.

Jean Webster, Papà Gambalunga

 

Tutte queste preziose presenze hanno rallegrato e donato un’anima alla biblioteca, perché un libro prende vita e viene rispettato solo nel momento in cui viene sfogliato e letto, non lasciandolo tristemente impolverare in uno scaffale.

E’ importante che soprattutto i bambini comprendano ciò, perché essi rappresentano il nostro futuro.

Durante i miei primi anni delle scuole elementari purtroppo io non ho avuto un buon rapporto con la lettura. La mia insegnante di italiano, che non ha mai particolarmente brillato per sensibilità ed empatia, ci imponeva a forza ogni mese i libri da leggere. Questa ingiusta imposizione non l’ho mai sopportata, perché ogni bambino ha esigenzedesideri diversi dall’altro. Ero io stessa a voler scegliere quale libro fosse maggiormente adatto ai miei gusti e alla mia personalità. A mio avviso l’insegnante dovrebbe consigliare con intelligenza e discrezione le letture più adatte, ma lasciando poi la scelta finale ai suoi alunni.

Da bambina ho corso il rischio di ignorare l’importanza della lettura. Fortunatamente è stata la vita stessa ad insegnarmi tale vitale necessità perché, a causa delle esperienze vissute, sia positive che negative (forse soprattutto queste ultime), ho compreso nel profondo che leggendo libri potevo vivere tutte le avventure che desideravo, tornare indietro nel tempo a mio piacimento, essere chi volevo e soprattutto scoprire di volta in volta personaggi e valori dei quali necessitavo, che difficilmente ho poi ritrovato nella realtà.

 

La biblioteca era la mia porta per l’altrove.

Jeannette Winterson

 

Le biblioteche non devono assolutamente essere associate alla monotonia o alla costrizione scolastica, bensì alla pura magia, perché solo nei libri i bambini la troveranno veramente e, crescendo, comprenderanno quanto l’immaginazione possa divenire un’arma fondamentale per vivere meglio la quotidianità, per realizzare i propri sogni e, all’occorrenza, anche per evadere dall’opprimente realtà che ci circonda.

 

Il dono dell’immaginazione mi sollevò mentre stavo affondando, l’attivo uso che ne ho fatto ha mantenuto il mio capo a fior d’acqua da quel momento ad oggi.

Charlotte Brontë

 

Le mie 60 ore, scandite da dolci note musicali che hanno accompagnato il nostro lavoro e la lettura degli utenti (al piano superiore del palazzo vi è una scuola di musica), sono trascorse fin troppo in fretta. C’erano ancora tante cose che avrei dovuto e voluto imparare.

Uscendo per l’ultima volta da quella porta, ho gettato una nostalgica occhiata a quell’ampio salone che verrà presto svuotato da tutti i libri per essere definitivamente trasferiti presso la nuova sede,  a quegli scaffali che li hanno gelosamente custoditi per anni e che non si sa che fine faranno. Ho guardato i libri delle mie scrittrici preferite (come ad esempio le sorelle Brontë e Jane Austen) silenti e fedeli testimoni del mio stage. Questo luogo, dopo aver ospitato per ben sedici anni la biblioteca, verrà presto destinato ad altro uso. Come le affascinanti fenici, ci si trasforma continuamente e si rinasce dalla proprie ceneri  per diventare più forti e spero che questo accada anche alla nuova biblioteca e al palazzo ex Orland.

Percorrendo quel vicolo ricco di storia, ho salutato con lo sguardo la chiesa di San Michele Arcangelo situata lì accanto, risalente al XVIII secolo e attualmente chiusa per restauro, dove all’interno, in un lontano aprile del 1866, venne battezzata la mia trisnonna Maria Corallini.

 

 

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La chiesa di San Michele Arcangelo.

 

 

Ormai buio inoltrato, ho camminato lentamente in quella strada divenuta ormai abituale per me lungo il centro storico. Chissà quante volte i miei avi l’avranno percorsa. Ho osservato silenziosamente le caratteristiche abitazioni del centro tornare ad illuminarsi  e rianimarsi per il felice ritorno dei loro proprietari, mentre nell’aria si spandevano i primi e buoni odori dei caminetti accesi; ho salutato un bellissimo gatto tigrato scorto ogni tanto lungo una ripida scalinata, e anche una dolcissima gatta tricolore che con le sue fusa e i suoi melodiosi miagolii ogni giorno aspettava pazientemente il mio arrivo davanti la sua casa, sia all’andata che al ritorno, dandomi un affettuoso benvenuto; infine sono giunta al parcheggio dove mi attendeva la mia piccola e fedele automobile gialla.

Passato, presente e futuro si incontrano e si ricongiungono nel cuore palpitante di ogni biblioteca.

 

Non c’è nessun vascello che, come un libro, possa portarci in paesi lontani, né cavallo che al galoppo superi le pagine di una poesia. E’ questo un viaggio anche per il più povero, che non paga nulla; tanto semplice è la carrozza che trasporta l’anima umana.

Emily Dickinson

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Nel cuore di una biblioteca

  1. Che piacere, cara Sara, leggere questo tuo appassionato resoconto!
    Ogni tua parola è pregna delle emozioni che questa esperienza ha saputo suscitarti, e posso confermarti che parlandone riesci a trasmettere perfettsmente tutto ciò anche a chi legge.
    Detto questo, concordo pienamente con te circa la necessità di instillare nei bambini l’amore per i libri. Troppo spesso, anche quando l’intenzione è buona, si finisce col presentare la lettura come una sorta di obbligo, qualcosa di teoricamente bello, ma la cui bellezza difficilmente può essere scorta quando la si vive come un’imposizione. Si dice, talvolta che i bambini “dovrebbero” imparare ad amare la lettura… come se la passione potesse nascere da una costrizione! Io credo che il punto stia invece nel permettere ai bambini, o anche ai ragazzi ormai cresciuti, di comprendere spontaneamente la meraviglia del mondo della letteratura. Pensare che solo attraverso l’obbligo li si possa avvicinare ai libri significa, a parer mio, avere ben poca fiducia nelle capacità intellettive dei ragazzi, ma anche nelle potenzialità della stessa letteratura.

    P.s. Splendida la citazione da Jean Webster: uno dei miei pensieri preferiti in assoluto!

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  2. Ti ringrazio molto cara Alice per le tue splendide parole. Concordo pienamente con te. Purtroppo non molte insegnanti hanno capito quanto sia importante e delicato il loro ruolo, anzi forse dovrebbero considerarlo più come una sorta di missione, ma raramente viene considerato come tale. La lettura e la letteratura sono uno dei piaceri più grandi di questo mondo, ma a scuola solitamente vengono impostate come una noiosa costrizione ed è un vero peccato. Pensare che invece la lettura dovrebbe incoraggiare proprio l’immaginazione e la libertà di pensiero, non il dovere e l’obbligo.
    Jean Webster era molto arguta. Aveva compreso il grande potere dell’immaginazione.
    Un caro saluto!
    Sara

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